Il nostro paese è da sempre in prima linea per quanto riguarda l’utilizzo del calore proveniente dall’interno della Terra. Già dalla metà dell’800 e successivamente agli inizi del secolo scorso con gli esperimenti del Principe Piero Ginori-Conti, si iniziarono a comprendere le caratteristiche termo-fisiche che il vapore prodotto dal sottosuolo avrebbe potuto avere per la produzione di energia elettrica; esso infatti costituiva una valida alternativa alle macchine a vapore industriali dell’epoca e avevano il pregio di non utilizzare il costoso carbone per alimentare le caldaie.

Le Origini dell’Energia Geotermica e a Biomasse

Nel 1914 (più di cento anni fa!!!), entrò in funzione la Centrale I di Larderello, un piccolo comune in provincia di Pisa, che all’epoca poteva contare su un gruppo di produzione da 250 kW. Da quella data in poi, l’impianto è cresciuto sempre più, arrivando ad avere negli anni ’60, una capacità di produzione netta pari a 300 mila kW!

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In tempi moderni dove si cercano alternative al nucleare e al petrolio, il vapore che si estrae dal sottosuolo resta un’ottima alternativa, in quanto è totalmente naturale ed ecologico, poiché si forma autonomamente in molte zone del pianeta.centrale geotermica a biomasse prima in italia

L’utilizzo di biomasse per la produzione di energia è molto più datato nel tempo, basti pensare ai nostri antenati che bruciavano la legna per scaldarsi durante le lunghe notti passate nelle caverne! Così è stato fino a quando l’uomo non ha scoperto che il carbone poteva essere utilizzato per lo stesso scopo, in minore quantità e con un rendimento migliore.

L’interesse per l’energia da biomasse è stato risvegliato dai problemi di sostenibilità ambientale ed economica legati alla quantità dei giacimenti di combustibili fossili disponibili (come giacimenti di petrolio, di altri idrocarburi, e di carbone per l’appunto) e dai problemi di instabilità geopolitica derivanti dalla loro disomogenea distribuzione sul pianeta.

impianto geotermico a biomasse di notte

L’idea di utilizzare in modo complementare queste due risorse naturali è venuta in mente ai vertici di Enel Green Power, azienda leader nel settore energetico in Italia, che ha deciso di realizzare una centrale a biomasse forestali, grazie alla quale il vapore prodotto dalla vicina centrale geotermica Cornia 2, viene surriscaldato, incrementando il rendimento dell’impianto e la produzione di energia elettrica. Grazie a questo investimento, infatti, si è passati da una potenza di 13 MW ad una di 18 MW.

La nuova centrale a biomasse a filiera corta (la biomassa è di origine forestale e viene raccolta entro 70 km dalla centrale, per rendere minime le emissioni di inquinanti dovuti al trasporto del combustibile) a Castelnuovo Val Cecina, è in grado di far passare il vapore geotermico da una temperatura iniziale compresa tra i 150 e i 160° C a una di 370 / 380° C, cosicché aumenta la potenza netta per la produzione di elettricità sia per la maggiore entalpia del vapore, sia per il rendimento del ciclo legato alla minore umidità nella fase di produzione.

I dati sulla produzione prevista risultano essere di 30 GWh all’anno di energia elettrica, con un taglio delle emissioni di anidride carbonica che si attesterebbe intorno alle 13 mila tonnellate! L’impatto ambientale totale è quasi 0! Il costo di investimento da parte di Enel è stato complessivamente di 15 milioni di euro ma la ricaduta positiva sarà anche relativa al numero di nuovi occupanti al servizio della centrale, circa 35/40 nuovi posti di lavoro!

L’inaugurazione dell’impianto, avvenuta il 6 maggio scorso, ha visto intervenire le autorità regionali toscane, tra le quali anche l’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni, la quale ha dichiarato: “La risorsa geotermica è una energia da promuovere non solo perché l’obiettivo Burden Sharing (la regione Toscana dovrà raggiungere entro il 2020 l’obiettivo del 16,5 % nel rapporto tra l’energia prodotta da fonti rinnovabili e l’energia prodotta totale) non è ancora raggiunto, ma anche per il rapporto con il territorio, per le indubbie ricadute economiche, sociali e occupazionali e anche per il rapporto con le amministrazioni che in questo caso si sono unite in una esperienza virtuosa e hanno dato luogo a una relazione proficua con un grande player internazionale come Enel Green Power.”

La fase dello sviluppo in grandi numeri della geotermia è finita. Bisogna ora puntare sull’innovazione tecnologica per permettere lo sviluppo di nuove risorse non ancora pienamente utilizzate, come la media e la bassa entalpia. I pozzi che un tempo venivano scartati perché ritenuti non idonei per la produzione di energia elettrica, potranno trovare nuova vita grazie a tecnologie di nuova generazione, che ad ora non garantiscono una produzione elettrica notevole ed è per questo che credo sia importante puntare sulla ricerca!

L’ibrido tra geotermia e biomasse realizzato in Toscana è un buon punto di partenza per tutte le aziende che vorranno promuovere l’utilizzo di più tecnologie rinnovabili in simbiosi!

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Fabio

Autore Fabio

Studente di Ingegneria Energetica presso il Politecnico di Torino. Appassionato di tematiche ambientali, coglie sempre l'occasione per scambiare concetti e idee.

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