| Vivisezione e cosmesi: breve storia di una lunga battaglia non ancora vinta |
| Stefano Cagno |
Gli esperimenti sugli animali per testare i cosmetici, da tempo incontrano la disapprovazione della maggioranza dell’opinione pubblica. Tuttavia, nonostante una Direttiva Europea del 1993, avesse stabilito il loro divieto dal 1998, a tutt’oggi si continua a compiere questo tipo di ricerche. Una successiva Direttiva Europea finalmente stabilì nel 2013 il limite ultimo per utilizzare animali per la cosmesi, ma recentemente è cominciata a circolare la voce che per quella data vi sarà un ulteriore slittamento. Per capire bene quanto sta accadendo, è opportuno ritornare indietro nel tempo e ripercorrere la storia dall’inizio. Innanzitutto bisogna ricordare che per la cosmesi si utilizza, ad esempio, uno dei test più crudeli e vecchi, ossia il Draize Test. Impiegato per la prima volta nel 1944, consiste, nella sua versione finalizzata a valutare l’irritabilità oculare delle sostanze, nel prendere un animale, di solito un coniglio, immobilizzarlo in un apparecchio di contenzione e successivamente spalmare in uno dei suoi occhi la sostanza che si sta studiando. L'animale, che non ha possibilità di togliersi la crema dall'occhio, viene lasciato in questa condizione, di solito, per 168 ore. Il test a volte si conclude con la necrosi, ossia la distruzione fisica dell’occhio stesso. Già nel lontano 1971 i ricercatori Weil e Scala avevano dimostrato come i risultati del Draize Test differivano enormemente, non solo tra un laboratorio e l’altro, ma persino all’interno dello stesso laboratorio (Weil, 1971), provando così, non solo l’inapplicabilità dei risultati agli esseri umani, ma anche l’impossibilità degli stessi di essere giudicati in maniera oggettiva. L’indagine era stata condotta in 31 laboratori degli Stati Uniti e del Canada, a cui era stata commissionata la sperimentazione, mediante il Draize Test oftalmico, di 12 sostanze sospettate di essere tossiche. Soltanto 3 furono giudicate da tutti i laboratori come “non irritanti”. Le altre 9 ottennero risultati clamorosamente differenti tra i vari laboratori e spesso anche all’interno di uno stesso laboratorio: ad esempio l’etere glicol-monoetil-etilenico fece registrare all’interno di un laboratorio valori diversi anche di 60 volte tra uno sperimentatore e l’altro. Weil e Scala concludevano la loro ricerca con queste parole: “Le procedure attualmente raccomandate dalle agenzie governative statunitensi per la determinazione del potere d’irritazione di certe sostanze sugli occhi e sulla cute dei conigli non dovrebbero essere raccomandate come procedure standard nel quadro di eventuali nuovi regolamenti. In mancanza di un’adeguata opera di rieducazione, tali prove danno risultati totalmente inattendibili”. Da un punto di vista legale esistono due Direttive che sono state fondamentali per determinare l’attuale situazione per quanto riguarda i test per la cosmesi. Nel 1976 la Comunità Europea approvava la Direttiva 76/768/CEE che, da quel momento imponeva di utilizzare animali per i test specifici per gli ingredienti dei prodotti cosmetici. Gli ingredienti già presenti in commercio nel 1976, anno di approvazione della Direttiva, sono stati elencati in una lista detta "Positive List": queste sostanze non necessitavano di ulteriori test per poter essere usate in un prodotto cosmetico. Quindi, i cosmetici che hanno come ingredienti solo le sostanze della Positive List sono gli unici che sicuramente non hanno incrementato il numero di animali usati dopo il 1976. Nel giugno 1993 veniva adottata la Direttiva 93/35/CEE sui cosmetici, come sesto emendamento della Direttiva 76/768/EEC. Una delle sue finalità era quella di eliminare le prove su animali specifiche per gli ingredienti dei prodotti cosmetici e per il prodotto finito. La storia di questa direttiva è stata molto travagliata, infatti la sua reale applicazione è sempre slittata di due anni in due anni, in quanto subordinata alla convalida di metodi alternativi, e a tutt'oggi la piena applicazione non è ancora avvenuta. Uno dei trucchi utilizzati per fare slittare l’applicazione della Direttiva è stata la decisione di comparare i dati ottenuti con i metodi sostitutivi, oggetto di valutazione, con i dati che si erano già ottenuti negli animali, la cui validità scientifica non è mai stata dimostrata. Tale strategia ha probabilmente permesso di non validare metodi affidabili per la valutazione degli effetti sul corpo umano, ma che fornivano risultati differenti negli animali. Il 1° gennaio 1998 doveva essere la prima data per l’entrata in vigore del bando dei test con animali per valutare sia gli ingredienti che il prodotto finito, tuttavia da allora la data è stata posposta sistematicamente di 2 anni per decisione della Commissione Europea. Al primo gennaio 1998 è stata invece ipotizzata dalla Commissione la preparazione di una proposta per il divieto di utilizzo di animali per i soli test sul prodotto finito, in quanto la Commissione ha rilevato che in questo campo non erano più necessari test su animali, allo stato corrente del progresso tecnologico. Da allora si è assistito ad uno scontro tra il Parlamento Europeo che, alla luce delle conoscenze scientifiche, ha ritenuto di dover introdurre il divieto di realizzare e commercializzare i prodotti cosmetici contenenti ingredienti testati sugli animali e l’obbligo di etichettatura “Testato su animali” per i cosmetici i cui ingredienti e/o prodotto finito sono stati testati su animali dopo l’entrata in vigore della Direttiva, e la Commissione Europea che ha puntualmente respinto tali richieste. Dopo anni, durante i quali il Consiglio Europeo e la Commissione Europea hanno continuato a trovarsi in disaccordo con il Parlamento Europeo, finalmente il 27 gennaio 2003 il Consiglio Europeo approvava i seguenti tre punti:
La certezza del rischio che anche questa volta vi sarà uno slittamento della definitiva abolizione dei test per la cosmesi è giunta nel marzo 2010, quando l’associazione animalista Humane Society International è stata invitata dalla Commissione Europea a far parte di un gruppo di lavoro che aveva lo scopo di cercare giustificazioni per lo slittamento della data di divieto totale! Ovviamente l'associazione ha rifiutato l'invito e ha promosso una petizione internazionale per chiedere all'Unione Europea che venga finalmente rispettata la Direttiva, ottenuta con tanta fatica e la cui applicazione è già stata fatta slittare di moltissimi anni. Ora i cittadini degli Stati membri dell’Unione Europea devono assolutamente vigilare e fare pressing sui propri parlamentari affinché il sogno di una prima grande vittoria antivivisezionista, non diventi la più grande beffa di tutti i tempi. Per questo è importante anche dare tutto l’appoggio possibile alle associazioni animaliste che da sempre si sono battute per ottenere il bando assoluto per tutti i test con gli animali nella cosmesi. Riferimento bibliografico Weil C.S., Scala R.A., Toxicology & Applied Pharmacology ,vol. 19 pag. 276-360, 1971 |
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