L'Italia fatta in casa
Giorgio Misuri   
Fatte in casa In un interessante libro, "L'Italia fatta in casa", Alberto Alesina e Andrea Ichino si chiedono: ma quanto varrebbe il lavoro che ogni italiano fa in casa se fosse retribuito?
Come valore orario di retribuzione fanno due ipotesi: per la prima prendono in esame il costo medio di un'ora di lavoro e nella seconda calcolano quanto sarebbe costato accudire i bambini e gli anziani, far da mangiare ecc. se avessero dovuto rivolgersi a baby-sitter, badanti e ristoranti. Il risultato è sorprendente: confrontando i dati con quelli di altri paesi, gli italiani lavorano più degli altri in casa e il reddito rivalutato diventa confrontabile con quelli di Stati Uniti, Norvegia e Spagna.
Si chiedono poi: è un bene o un male? Fatto sta che in casa, per tradizione e pigrizia maschile, lavorano di più le donne e questo le danneggia nella carriera e nella retribuzione del loro lavoro quando trovano lavoro (la disoccupazione è prevalentemente femminile). D'altra parte il lavoro casalingo delle donne è un sollievo per le casse dello Stato che spende meno per l'assistenza.
Altra cosa che gli autori notano è che il lavoro femminile è maggiore nel sud Italia e invocano a questo proposito il “familismo amorale”. Per tradizione, nel sud ci si fida solo dei consanguinei e si diffida sistematicamente degli estranei. Non per niente la mafia forma delle “famiglie”. Sono tradizioni che hanno radici antiche e sono contrarie a quelle delle regioni del nord che hanno tradizioni civiche nate nei liberi comuni che lottavano per la loro indipendenza.
Le città si dovevano difendere e c'era bisogno di solidarietà. L'Italia unita ha solo 150 anni, queste antiche differenze sono ancora oggi sensibili.
Piano, ma la situazione cambia. Ci si sposa più tardi, si fanno meno figli, i legami familiari si fanno meno stretti; dove ci porterà tutto questo? Se si lavorerà meno in casa e soprattutto se le nuove generazioni di donne si ribelleranno al sovraccarico di lavoro ci saranno forti ripercussioni economiche e sociali.
Fatte in casaÈ giunto il momento di ripensare la famiglia. Sta già succedendo. I figli delle coppie divorziate entrano a far parte di una nuova famiglia senza rompere contatti con la precedente.
In quattromila anni la natura umana non è cambiata, ma la cultura sì.
I legami culturali e affettivi acquistano sempre maggiore importanza rispetto ai legami di sangue. Sempre di più la famiglia è formata dalle persone con le quali siamo legati da affetti e la famiglia tradizionale non è più l'unico modello di riferimento.
La crisi ambientale ed economica necessariamente porterà a ristrettezze economiche e a mutare ancora di più i rapporti tra le persone. Sono nati gruppi di acquisto solidale e gruppi di acquisto popolare (GAS e GAP) e altre associazioni per far fronte a problemi di interesse comune, che stringono legami interfamiliari. Le crisi finora hanno sempre scatenato disordini e guerre ma oggi, possiamo finalmente affermare che è giunto il momento in cui la crisi farà diventare nazioni e umanità una grande famiglia?
 


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