Delta del Niger, 50 anni di catastrofe ambientale nella totale indifferenza
Dailyblog.it   
Marea nera Da oltre un mese ormai si parla quotidianamente della catastrofe ambientale nel Golfo del Messico ma nessuno presta attenzione a quanto avviene nel frattempo nel Delta del Niger, dove da decenni falle petrolifere di diverse dimensioni riversano nell’acqua barili e barili di petrolio, nell’indifferenza generale. Secondo alcune stime, l’equivalente del greggio riversato in mare dalla Exxon Valdez insozza ogni anno, da cinquant’anni, le acque del Delta del Niger. Questo scrive, il New York Times, riportando lo stupore della popolazione locale nel vedere il presidente da loro tanto ammirato, Barack Obama, spendere così tante energie per la catastrofe causata dalla piattaforma petrolifera della Bp sulle coste americane.
Il presidente Obama si preoccupa solo di quello”, commenta costernato un amministratore locale, “qui, nessuno si preoccupa di quanto accade a noi. La vita acquatica della nostra gente sta morendo”, continua, in riferimento, non solo alla moria delle specie ittiche e dell’ecosistema in generale, ma anche alle ripercussioni sull’attività economica dei pescatori e di tutta la popolazione. La regione del Delta del Niger contribuisce per l’80% circa alle entrate della Nigeria, ma gli abitanti non godono di alcun beneficio anzi, l’aspettativa di vita nella regione è la più bassa del Paese.
Per fornire dei termini di paragone, il New York Times spiega come le stime della fuoriuscita di greggio dal pozzo della Deepwater Horizon siano di 2,5 milioni di galloni di greggio al giorno. Nell’ultimo mezzo secolo, nel Delta del Niger, si calcola si siano riversati nelle acque circa 546 milioni di galloni, pari a 11 milioni di galloni all’anno (secondo un rapporto del 2006).
Nel 1989 la Exxon Valdez scaricò nelle acque dell’Alaska circa 10,8 milioni di greggio.
E per quanto riguarda la situazione nel Golfo del Messico, il pozzo sottomarino della Bp è in grado di riversare greggio nelle acque almeno per i prossimi due anni, se i tentativi di arginare la fuga seguita all’esplosione della piattaforma offshore “Deepwater Horizon” non avranno successo.
Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, le stime degli esperti suggeriscono che i danni potenziali della fuoriuscita sono devastanti, ben al di là di quelli già gravi causati dalla perdita giunta ormai al sessantesimo giorno.
Il pozzo ha una riserva stimata in 50 milioni di barili e con un flusso di circa 60mila barili giornalieri potrebbe continuare a perdere per un periodo che va dai due ai quattro anni, anche se una volta esaurito il gas naturale contenuto nel giacimento – forza motrice del greggio, che deve vincere una pressione di 150 atmosfere – il tasso di perdita sarebbe molto piccolo.
Al momento la Bp e l’amministrazione Obama sperano di poter arginare completamente la fuga entro il prossimo agosto, con lo scavo di altri due pozzi collaterali in grado di far defluire il greggio; in caso di fallimento, le conseguenze ambientali sono incalcolabili
 


Grafica Luna Grillo
Webmaster emmebrus