| Sospensione di Bigazzi da «la prova del cuoco" |
| ENPA |
In merito alla sospensione di Giuseppe Bigazzi dalla trasmissione "La Prova del Cuoco", il presidente dell'Enpa, Carla Rocchi, dichiara quanto segue: «L'Enpa apprende con soddisfazione della avvenuta sospensione di Bigazzi dalla trasmissione "La Prova del Cuoco" e apprezza la tempestività con cui l'azienda ha saputo sanzionare un comportamento che riesce a essere al tempo stesso un reato - istigazione al maltrattamento di animali - e una iniziativa di totale povertà di spirito».Ci sono infatti molti modi per raccontare un accadimento. Il "narratore" può scegliere un approccio descrittivo e adottare uno stile cronachistico, asciutto e distaccato; ma può anche optare per una impostazione "più partecipata" attraverso cui sottolineare il proprio punto di vista. Una modalità narrativa, quest'ultima, da usare con particolare accortezza poiché spesso: la distanza tra una considerazione salace e una provocazione puramente narcisistica rischia di essere molto breve. Ed è proprio questa la critica mossa al copresentatore de "La Prova del Cuoco", Giuseppe Bigazzi, all'indomani della sua infelice uscita sulla carne di gatto. A Radio Capital il giornalista ha dichiarato di non essere pentito. La sua intenzione - ha spiegato - era di riportare un mero fatto, ovvero le condizioni di miseria che negli anni '30 e '40 spinsero alcuni italiani a nutrirsi con la carne dei felini. Se l'obiettivo era dunque la ricostruzione storica del "tempo che fu" non si capisce il ricorso a espressioni quali "carnine bianche", "uno dei grandi piatti del Valdarno era il gatto in umido", "il gatto (...) che t'assicuro che è una delizia". Un modo di interloquire che ha ben poco in comune con il linguaggio storiografico e che rivela, invece, un punto di vista squisitamente soggettivo. Toni che hanno infatti creato non poco imbarazzo alla presentatrice Isabella Isoardi, visibilmente a disagio di fronte alle esternazioni del giornalista, e a moltissimi telespettatori; toni che contrastano drammaticamente con la condizione di centinaia di migliaia di animali, sottoposti a quotidiani maltrattamenti - bocconi avvelenati, percosse, abbandoni, deprivazione alimentare, sevizie sessuali (zoopornografia) - che hanno il solo scopo di placare gli istinti più sadici dell'uomo. Ma c'è dell'altro. A chiusura del suo intervento il giornalista ha attaccato: "gli amanti della natura" (leggi: gli animalisti) che - a suo dire - sarebbero "razzisti" perchè (oltre ai gatti) "non difendono i conigli". Un'affermazione sui generis che rivela una conoscenza molto superficiale del mondo animalista e delle norme a protezione degli animali. I felini, a differenza degli "animali da reddito", sono tutelati da una legge dello Stato - la 281/91 sul randagismo - che attribuisce loro lo status di animali d'affezione ("i gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili"). Esaltare il sapore della carne di gatto - "una delizia" - equivale dunque a valorizzare un comportamento criminogeno. Ci sono poi gli articoli 544 bis e 544 ter del Codice penale che, a dispetto di qualsiasi differenza di "status", proteggono tutti gli animali dai maltrattamenti gratuiti e dalla morte "per crudeltà o senza necessità". Il giornalista, inoltre, sembra ignorare che le associazioni animaliste, tra cui proprio l'Enpa, sono da sempre impegnate per difendere i diritti degli animali - di tutti gli animali - e per promuovere un cambiamento culturale in questo senso. Una semplice vista al sito web dell'Enpa avrebbe permesso al giornalista di familiarizzare con le iniziative a favore del vegetarismo; con gli interventi contro la macellazione rituale; con la richiesta di riconoscere ai cavalli lo status di animali d'affezione (come cani e gatti); con le campagne per eliminare il consumo della carne d'agnello a Pasqua o mettere al bando il Fois Gras; con la battaglia contro "Caccia Selvaggia". Tra l'altro una minima conoscenza di cosa le differenti culture stabiliscono di mangiare o non mangiare sarebbe necessaria per una persona che lavora in una televisione pubblica e che svolge una funzione informativo - divulgativa. All'indomani della sortita, dunque, meglio avrebbe fatto Bigazzi, a prendere in considerazione l'ipotesi di avere sbagliato e a chiedere scusa non alle associazioni animaliste ma agli animali e a tutti gli italiani che si sono sentiti offesi dalla sue parole. www.enpa.it |
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