| Sì, la vita è tutta un quiz! |
| Mario Brusamolin |
C'è un clima strano nel paese di quelli che sanno. Di quelli cioè che sono attenti alle notizie e cercano, se possibile, di guardarci anche dietro per capire da dove vengono e, soprattutto, che scopi hanno. Per gli altri nulla è cambiato. Molti dei miei conoscenti nemmeno sanno che si avvicina un turno elettorale terribilmente importante. Certo lo sapranno quando la televisione sostituirà le figurine di Sanremo con quelle dei politici importanti che avranno, chi più e chi meno, accesso ai mezzi televisivi. Di là ci racconteranno storie spesso inverosimili, di tutela del lavoro, di garanzie costituzionali, di leggi a difesa dei cittadini e tutti diventeranno ambientalisti.Lo stesso fatto che ci siano alleanze diverse in regioni diverse testimonia che non c'è una chiarezza assoluta nei programmi elettorali. Si fa fatica, molta fatica per quel che mi riguarda, a capire come sia possibile che il partito X sposi un progetto assieme alla destra in un posto e un progetto totalmente differente assieme alla sinistra in un altro. Si fa fatica a capire come le alleanze X+Y nella tal regione possano avere senso quando nella regione a fianco Y è l'avversario della coalizione X + Z. In questi frangenti si usa un modo di dire che assomiglia al «tana liberi tutti» di quando eravamo ragazzini. Si parla dei «misteri della politica» che spazzano via ogni dubbio. Come se fosse possibile rivestire di significati oscuri una pratica che dovrebbe fare della chiarezza, della lealtà, dell'onestà di comunicazione le proprie bandiere. Eppure, proprio di misteri si tratta. Ed eccolo allora là il cittadino che vorrebbe fare una scelta ragionata, in balia delle onde che da un lato e dall'altro gli vomitano addosso sentenze, frasi fatte, slogan, verità assolute. E si assomigliano tutte, perché i cittadini vanno circuiti con parole dolci e melliflue, anche se il loro significato può cambiare a seconda di chi le pronuncia. Per quello che ci riguarda (noi di Scienza Verde intendo) tra le parole più pronunciate c'è «ambiente» seguito o preceduto da una serie infinita di aggettivi non sempre coerenti tra loro. Recentemente un ministro del governo in carica ha rilasciato una lunga intervista sostenendo (tra le altre sciocchezze) che solo attraverso il nucleare è possibile sviluppare le energie da fonti rinnovabili. Ora fate finta di non sapere di cosa si sta parlando, di non conoscere le cifre destinate al nucleare e alle rinnovabili (non alle assimilate, mi raccomando!), di non sapere da chi arriveranno tutti quei soldi e nelle tasche di chi andranno a finire: cosa sareste indotti a credere? Qualche settimana fa un importante rappresentante del più numeroso partito di opposizione ha rilasciato una intervista mirata alla campagna elettorale regionale, in cui vantava al suo schieramento la primogenitura della costruzione di numerosi inceneritori e indicava questa strada come quella da seguire per la soluzione del problema dei rifiuti. E' un altro esempio di come la politica sia strana. Un precursore di quel senatore della repubblica aveva, un secolo e mezzo fa, parlato del «feticismo delle merci» come di qualche cosa di estremamente dannoso per la società, di qualcosa che andava combattuto con vigore. Quel termine oggi è stato tradotto in «consumismo»: significa che le merci devono essere usate in fretta e poi buttate via (anche se ancora in buone condizioni, si pensi al caso emblematico dei cellulari) per farle diventare rifiuti, i quali sono pertanto inevitabilmente destinati ad aumentare. Lo smaltimento, secondo questa logica, è meglio avvenga in modo da non poter recuperare nulla perché è così che nuove materie prime potranno essere vendute, nuove energie consumate, nuove merci prodotte: è il mercato, dicono ... materie prime, energia, risorse, rifiuti ... non sono temi separabili. Mentre sono sicuro che, richiesto di spiegazioni sul ruolo nella società del suo partito, quel senatore risponderebbe che occorre risparmiare risorse, egli eleva l'incenerimento, il modo meno «economico» di smaltire i rifiuti, a strategia politica di fondo. L'esperienza di Napoli insegna: sono i rifiuti in strada a generare voti, non quelli bruciati a carissimo prezzo (soldi, ambiente e salute). Perché? Chi ci guadagna? E, ancora una volta, chi paga? Ecco: sono queste le stranezze di fronte alle quali ci troviamo nel dover scegliere su quale simbolo mettere un segno (stavo per dire una croce sopra, ma sarebbe sembrato irriverente). Alcuni elettori saranno spinti da convinzioni ideologiche (anticomunismo, antiberlusconismo, anticlericalismo, ecc.) e saranno, forse, fortunati a non imbattersi in ragionamenti come quelli appena fatti. Altri si affideranno alla pubblicità, al marketing dei partiti, agli slogan più significativi, alle foto più accattivanti sui cartelloni, al jingle radiofonico più orecchiabile. Altri ancora faranno dei conti su quello che la giunta precedente ha combinato e metterà in colonna gli scandali, le strade disastrate, gli avvisi di garanzia, i procedimenti penali, le mazzette prese e date, le promesse mantenute o disattese. Altri ancora non andranno a votare e saranno in molti, quasi un partito di maggioranza relativa, spinti da differenti motivazioni: il disinteresse e la nausea sopra ogni altra. Però quel weekend di fine marzo saremo in tanti a recarci ai seggi, ognuno con la propria convinzione maturata, sicuri di aver fatto la scelta giusta, di tentare di eleggere chi meglio ci rappresenterà in Regione. E poco importa se non si sa cosa fa un consigliere regionale, quali ruoli ha la giunta e quale potere un governatore. In fondo siamo abituati a votare per un mare di questioni e sempre inutilmente. Televisioni e giornali propongono quotidianamente numerosi sondaggi («E' più verde la foglia del ficus o del calicantus?») ai quali migliaia e migliaia di persone rispondono senza sapere a cosa possa servire quella conoscenza e spesso senza sapere cosa sia un ficus o un calicantus. Si votano le prestazioni di giovanotti e signorine che sanno appena leggere e scrivere per vincere premi milionari, si votano canzoni senza avere nessuna preparazione musicale, si vota di tutto come se davvero la frase di arboriana memoria fosse sempre vera: «la vita è tutta un quiz». Perché le cose dovrebbero essere diverse per il rinnovo delle amministrazioni locali? E dunque andiamo ad affrontare questo nuovo affascinante quiz il 28 e 29 di marzo; e che vinca il migliore, ammesso che ce ne sia uno. |
![]() |
Grafica Luna Grillo | Webmaster emmebrus |