L'inquinamento atmosferico nelle nostre città
Roberto Topino   
Inquinamento atmosfericoLa qualità dell'aria è certamente uno dei requisiti essenziali per la nostra salute e per il nostro benessere. Purtroppo gli inquinanti atmosferici, soprattutto nei grandi centri urbani, rappresentano una grave minaccia alla salute. Secondo una recente valutazione della WHO (World Health Organization, oppure OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità), il peso delle patologie correlate agli inquinanti atmosferici è di circa 2.000.000 di morti premature per anno, a livello mondiale. Questa valutazione tiene conto sia dell'inquinamento degli spazi aperti, che di quello degli ambienti confinati, dove ha un peso rilevante l'utilizzo di combustibili solidi, come il carbone ed il legname. La WHO ha perciò predisposto delle linee guida, per ridurre l'impatto sulla salute, da parte degli inquinanti atmosferici. Sulla base di queste indicazioni, in Italia, il Decreto Ministeriale n° 60 del 02/04/2002 ha recepito le direttive 1999/30/CE e 2000/69/CE concernenti i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, il materiale particolato (PM10), il piombo, il benzene ed il monossido di carbonio.
Bisogna fare una breve premessa che riguarda gli scarichi dei motori a combustione interna e le marmitte catalitiche. In passato la benzina super conteneva un additivo antidetonante (la cui funzione è quella di rallentare la velocità di esplosione della benzina migliorando l'efficienza del motore) a base di piombo tetraetile, il quale, avendo effetti negativi sul sistema nervoso, è stato tolto e sostituito da altri composti tra cui il benzene. La nuova benzina senza piombo è stata definita "verde" (i manifesti pubblicitari rappresentavano un passeggino vicino ad un'automobile e delfini che saltavano felici intorno a una petroliera!), dimenticando o trascurando gli effetti del benzene in essa contenuto, noto per i gravissimi danni emato-midollari, con un meccanismo di azione molto simile a quello delle radiazioni ionizzanti, tanto che viene anche definito tossico radiomimetico. Il benzene (detto anche benzolo) è stato spesso impiegato nell'industria, per le sue proprietà di solvente, nel periodo antecedente alla legge 5-3-1963, che ne ha vietato l'uso.
L'entrata in vigore del DM n. 60 del 2/4/2002 (recepimento della Dir. 2000/69/CE) ha stabilito il valore limite per la protezione della salute umana di 5 µg/m3, valore da raggiungere entro il primo gennaio 2010. Il DM n. 60 prevede anche un margine di tolleranza di 5 µg/m3 (che riporta il valore limite a 10 µg/m3) fino al 31 dicembre 2005. Dal primo gennaio 2006, e successivamente ogni 12 mesi, il valore è ridotto secondo una percentuale costante per raggiungere lo 0% di tolleranza al primo gennaio 2010. Se la benzina rossa aveva il difetto di contenere alte percentuali di piombo, la benzina cosiddetta verde ha il limite di contenere percentuali non indifferenti di benzene: dalla tossicità del piombo si è passati alla cancerogenicità del benzene.
Secondo recenti stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'U.S. Environmental Protection Agency, l'esposizione "a vita" di una popolazione a concentrazioni di 1 µg/m3 di benzene provoca 4-10 casi aggiuntivi di leucemia ogni milione di persone.
Ma quanto benzene c'è nella benzina "verde"? Appena è entrata in commercio si diceva che il benzene era presente nella concentrazione del 5%, tale percentuale è stata successivamente ridotta. In Italia la legge n. 413/1997 ha stabilito che il contenuto di benzene nelle benzine non deve superare l'1% in volume; ciò significa che facendo un pieno di 50 litri si carica circa mezzo litro di benzene! Il benzene è un liquido incolore dal caratteristico odore aromatico pungente che diventa irritante a concentrazioni elevate. La soglia di concentrazione per la percezione olfattiva è di 5 mg/m3 (Air Quality Guidelines for Europe, WHO 1987).
L'odore del benzene ricorda quello della vernice fresca e quello dello smalto per le unghie: quando un veicolo catalizzato parte si sente chiaramente tale odore, che permane fino a quando il sistema (catalizzatore, motore) non ha raggiunto le temperature di esercizio (per la marmitta è di circa 800°C). Ne deriva che le emissioni inquinanti, per i primi 4/5 km e con una temperatura esterna di 20°C, sono paragonabili a quelle di una vettura non catalizzata. Con temperature esterne inferiori a 20°C e con ingorghi di traffico l'inquinamento è ancora maggiore.
Uno studio della Stazione Sperimentale Combustibili di Milano ha dimostrato che una vettura non catalizzata, che procede in condizioni di scorrevolezza di traffico a velocità costante, emette una quantità di inquinanti inferiore ad una vettura catalitica costretta a procedere con marce ridotte e con continue soste e partenze, come avviene regolarmente in molte città italiane.
Quando in città si sente l'odore caratteristico del benzene, vuol dire che la sua concentrazione è superiore a 5 mg/m3, mentre la soglia di pericolo è di 5 µg/m3 (µg = microgrammi), un valore inferiore di mille volte. Già a questo punto è chiaro che i blocchi alla circolazione attuati in varie città italiane serviranno a ben poco per tutelare la salute delle persone, perché tutte le vetture a benzina, in situazioni di traffico intenso e per tratti di pochi chilometri, emettono grandi quantità di inquinanti.
Un altro inquinante, che è oggetto di attenzione, è il biossido di azoto, che fa parte dei cosiddetti gas nitrosi, che si formano per combinazione dell'azoto con l'ossigeno.
Il traffico veicolare è responsabile di circa la metà degli ossidi di azoto presenti, l'altra metà è dovuta alle combustioni di tutti i tipi, dai riscaldamenti domestici alle industrie, tenendo presente che, in genere, più è alta la temperatura di combustione e maggiore è l'emissione di ossidi di azoto. Il biossido di azoto ha un importante ruolo nel processo di formazione dell'ozono.
Anche il biossido di zolfo o anidride solforosa è irritante per le vie respiratorie e può essere causa di bronchiti croniche anche invalidanti. L'emissione di biossido di zolfo deriva dal riscaldamento domestico a gasolio, dai motori Diesel, dagli impianti per la produzione di energia e, in generale, dalla combustione di carbone, gasolio ed oli combustibili contenenti zolfo. Il biossido di zolfo può anche dare origine ad acido solforico ed è responsabile della formazione delle piogge acide che hanno effetti negativi sull'ecosistema, sui monumenti e, non dimentichiamolo, sui manufatti di cemento amianto, corrodendo la matrice cementizia e liberando le fibre di amianto.
Negli ultimi anni l'emissione di biossido di zolfo nelle aree urbane è stata ridotta grazie al miglioramento della qualità dei combustibili, riducendo la concentrazione di zolfo.
Il terzo componente nocivo per l'apparato respiratorio è l'ozono, che può essere di origine naturale, ma è anche legato alle attività produttive. Quando le percentuali presenti nell'aria che respiriamo aumentano, l'ozono diventa un inquinante pericoloso per la nostra salute. L'ozono è un gas tossico e l'esercizio fisico svolto all'aperto in coincidenza con elevate concentrazioni di ozono nell'atmosfera può essere veramente dannoso. Due parole sul monossido di carbonio, che è dovuto alla combustione incompleta dei carburanti utilizzati per il movimento degli autoveicoli.
Il monossido di carbonio è pericoloso perché non ha odore. L'inalazione di monossido di carbonio provoca vari disturbi (mal di testa, affanno, vertigini, nausea, disturbi visivi), che spesso non vengono correlati a tale composto proprio per la sua insidiosa assenza di odore. Non dimentichiamo che, in ambienti chiusi, il monossido di carbonio può provocare la morte. Ci sono poi le polveri sottili (PM10) definite anche "particolato", che includono tutte quelle particelle solide o liquide, che possono trovarsi disperse nell'aria, come la fuliggine, il piombo, il nichel, i solfati, la polvere, la cenere e anche sostanze naturali come il polline. Le polveri più inquinanti sono quelle emesse da sorgenti quali: industrie, centrali termoelettriche, cantieri e autoveicoli. Il particolato si può anche formare tramite la condensazione in microgocce di inquinanti quali l'anidride solforosa, gli ossidi di azoto ed alcuni composti organici volatili come gli idrocarburi policiclici aromatici. La loro pericolosità è quindi dovuta alle sostanze di cui sono composte e a ciò che trasportano.
Con la sigla PM10 si definisce il particolato caratterizzato da una dimensione inferiore ai 10µm, che ha la caratteristica di poter raggiungere direttamente gli alveoli polmonari. Esitono particelle ancora più fini, le PM2,5, che sono gli inquinanti più dannosi per la salute dell'uomo; posizionandosi direttamente sulla mucosa dell'albero respiratorio e sugli alveoli, infatti, queste piccolissime polveri possono causare disturbi dell'apparato respiratorio, dalle semplici irritazioni alle più gravi patologie, cancro compreso. Nel caso del particolato, il pericolo non è solo dovuto alla dimensione delle particelle, ma anche e soprattutto al tipo di sostanze in esse contenute.
A Milano, per esempio, le polveri sono molto più ricche di amianto rispetto a Roma (in media, 10 volte di più) e ciò le rende molto più pericolose rispetto ad altre di pari dimensioni, ma contenenti una minor percentuale di questo minerale.
L'amianto, infatti, è una delle sostanze più pericolose presenti nelle città industrializzate.
A tal proposito, tornando all'effetto delle piogge acide, queste corrodono la matrice cementizia dei manufatti di eternit (cemento-amianto), liberando le fibre di amianto, che possono raggiungere i nostri polmoni. La quantità di tetti di eternit presenti sul territorio è ancora notevole ed il rischio per i cittadini di contrarre tumori da amianto è tutt'altro che trascurabile.
Con buona approssimazione, si può affermare che soltanto un terzo dei mesoteliomi (tumori da amianto) è correlabile con attività lavorative a contatto con l'amianto; tutti gli altri casi sono dovuti ad esposizioni a rischio di tipo extra-lavorativo.
Un'altra sostanza dannosa, presente sotto forma di polvere fine, è il carbone, che ha la capacità di legarsi ad altre sostanze chimiche veicolandole fino nei nostri polmoni.
Va detto che i veicoli a benzina emettono quantità trascurabili di polveri sottili e non esistono per loro limiti riguardanti le emissioni di PM10.
I veicoli a benzina emettono però altri inquinanti: in primo luogo il benzene, del quale ho parlato in precedenza. I veicoli meno inquinanti in assoluto sono quelli alimentati a gas (metano o gpl) e quelli elettrici, anche se l'elettricità è prodotta con il petrolio e quindi il problema viene solo spostato. Altre sostanze che si presentano sotto forma di polveri sottili sono dovute ai lavori nei cantieri, all'usura del manto stradale, delle gomme, dei freni e delle frizioni.
Le polveri sottili, in quanto tali, si depositano al suolo e vengono sollevate dal vento e dal passaggio dei veicoli: si giunge al paradosso che anche se fosse consentita solo la circolazione delle carrozze trainate da cavalli, verrebbero comunque sollevate polveri sottili.
Che fare? Per quanto riguarda la benzina ed il gasolio, alcuni studiosi sostengono che la cosa più stupida che si può fare del petrolio è bruciarlo, perché è una fonte esauribile e non rinnovabile: il petrolio viene anche utilizzato per la produzione di moltissimi manufatti, che dovranno essere realizzati in futuro con altri materiali.
Bisognerebbe trovare altri sistemi di produzione di energia; in Brasile, per esempio, molti veicoli, anche prodotti da industrie italiane, viaggiano ad alcool, che è un ottimo propellente non inquinante. Per le polveri sottili, ha dato ottimi risultati il lavaggio delle strade, che se praticato in modo costante, consente di abbattere in modo sensibile la percentuale di inquinanti dispersi nell'aria.
 


Grafica Luna Grillo
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