L’angelo dei cani di Bucarest
Stefano Cagno   
Cani a Bucarest (foto Tommaso Fiscaletti)Intervista a Sara Turetta

La sensibilità nei confronti degli animali negli ultimi anni è progressivamente aumentata e sempre più persone hanno deciso di dedicare il proprio tempo libero, od investire un po’ di soldi, nella difesa degli esseri viventi appartenenti ad altre specie. Nonostante ciò, se si fa eccezione per i veterinari o per chi vive lavorando sugli animali, è difficile trovare persone che si dedichino agli animali a tempo pieno. Intendo dire persone che scelgono di fare della battaglia a favore della vita, del benessere, dei diritti degli animali la propria scelta di sostentamento o la propria ragione di vita, poiché tale decisione oggigiorno è ancora un grandissimo azzardo. Io stesso, che da molti anni mi batto come medico per l’abolizione della vivisezione, tuttavia non ho abbandonato il mio lavoro in ospedale e utilizzo solo il tempo libero per difendere gli animali.
Sara Turetta, invece, è la straordinaria eccezione che conferma la regola. Abitava a Milano, dove aveva un lavoro e tutti i legami affettivi. Un giorno, però, fu colpita dalle notizie sulla terribile situazione in cui si trovavano i cani che vivevano in Romania, dove alcuni sindaci, per cercare di “risolvere” l’endemico problema del randagismo, avevano messo una taglia su ogni cane che fosse stato ucciso e consegnato alle autorità competenti. In quel momento è probabilmente scattato in Sara qualcosa che ha dato una svolta alla sua vita. Ha lasciato tutte le comodità e le certezze che le offriva l’Italia per andare ad affrontare la precarietà e le difficoltà di una nazione straniera e povera come la Romania, per cercare di evitare il rischio di un vero e proprio sterminio dei cani.
È nata così l’associazione Save the dogs che nel giro di pochi anni è stata in grado, non solo di salvare la vita a moltissimi animali, ma ha anche ottenuto un ottimo effetto mediatico che ha permesso a molte persone di sapere quello che stava succedendo in Romania.
Si legge nel Talmud che “Chi salva una vita salva il mondo intero”. Non so se questo passo debba essere interpretato in senso stretto e quindi intendere la “vita” come riferita solo agli esseri umani o si possa considerare il concetto di “vita” in senso più allargato e quindi comprendere anche quella degli animali. In ogni caso a me piace interpretarla in questa ultima maniera, sperando di non urtare la sensibilità di nessuno. Se il mio modo di leggere questo passo del Talmud è quello giusto, Sara Turetta e tutti i volontari di Save the dogs, da anni e tutti i giorni, stanno salvando il mondo intero.
Ho avuto l’occasione di intervistare Sara durante l’ultimo suo ritorno in Italia. Consiglio quanti volessero saperne di più sull’associazione Save the Dogs di andare sul sito www.savethedogs.eu

Come è nata l’idea di andare in Romania ad occuparsi di animali?
Nella primavera del 2001, periodo in cui iniziava la mattanza di cani randagi a Bucarest, un importante quotidiano italiano pubblicava un'intera pagina di foto strazianti. Era la campagna di un'associazione protezionistica italiana che denunciava per prima le atrocità che si consumavano in Romania. Quindi una serie di e-mail disperate da parte di attivisti rumeni che chiedevano aiuto. Ho pensato che la Romania era vicina all'Italia e che forse eravamo chiamati a fare qualcosa. Dopo mesi di sensibilizzazione e di raccolta fondi, mi sono recata sul posto con altri volontari: era l'agosto del 2001 e la mia vita, da quel momento, non è più stata la stessa. Un “elettrochoc” che nel giro di un anno mi ha spinto a lasciare il lavoro e la mia vita a Milano per trasferirmi là.

In cosa consiste l’attività dell’associazione?
Save the Dogs (STD) lavora tramite la sua filiale in Romania, nel sud-est del paese. Abbiamo assunto circa 30 persone - tutti rumeni - per la gestione dei tre progetti che attualmente sono in corso. Il primo, quello di Cernavoda, con una piccola clinica, un canile per circa 400 cani e un gattile. Il secondo a Medgidia e in provincia, con la nostra clinica mobile, un camper che raggiunge anche villaggi sperduti e quartieri degradati portando medicinali, vaccini e sterilizzazioni gratuite alle famiglie povere. Il terzo, infine, è un progetto che riguarda gli equini: ci prendiamo cura di 50 asini e di 15 cavalli, ospitati su un nostro terreno in collina dotato di confortevoli stalle.

Recentemente il canile di Calarasi ha dovuto chiudere: cosa è successo?
STD ha avuto un calo delle donazioni nel 2009 che non le ha permesso di tenere in piedi questo centro. Ma ha contribuito alla decisione di chiudere anche l'ostilità del comune e della ASL, che hanno fatto tutto il possibile per mandarci via e prendere possesso del canile, che ora è diventato un lager dove muoiono centinaia di animali.

Come sei stata accolta in Romania?
Con estremo sospetto, nel 2002. Ero straniera, sola, e mi occupavo di cani randagi, cioè di quella categoria che purtroppo in Romania viene perlopiù assimilata all'immondizia. Ma dopo 7 anni di lavoro onesto e intensissimo, molta gente si è avvicinata a noi e ha imparato ad apprezzarci. L'aver curato in questi anni tanti animali di proprietà (che prima non avrebbero avuto a chi rivolgersi) ci ha fatto guadagnare il rispetto le la stima di molti cittadini. Purtroppo sono ancora tanti coloro che ci criticano e ci considerano i responsabili del randagismo canino. Un paradosso, se si pensa che è proprio la popolazione che alimenta il fenomeno abbandonando centinaia di cucciolate in strada.

Quali sono le difficoltà maggiori che incontri nella tua attività in Romania?
Prima di tutto è difficile far capire ai romeni una cosa: esistono persone, su questa terra, che vivono spinte dai propri ideali. Fanno del bene in modo disinteressato, senza chiedere nulla in cambio. Purtroppo si tratta di un concetto del tutto estraneo alla società romena, animata da un consumismo sfrenato (comprensibile peraltro dopo decenni di privazioni) e da un desiderio di arricchirsi che purtroppo non guarda in faccia a niente e a nessuno. Poi c'è il lassismo delle istituzioni, che nel migliore dei casi ci lasciano lavorare, ma non ci sostengono a sufficienza. I risultati che abbiamo sono dovuti solo al nostro impegno. Non essendo scesi a compromessi di alcun tipo, questo in molte situazioni ci penalizza. Non dimentichiamoci che la Romania è uno dei paesi più corrotti al mondo.

Come è vista la tua attività dalle autorità rumene?
Con diffidenza da alcuni e con rispetto da altri. In entrambi i casi, però, manca una volontà reale di affrontare l'emergenza randagismo con il pugno di ferro, purtroppo necessario in una situazione drammatica come quella romena. Avremmo bisogno di forzare la mano su alcune cose, ad esempio creando un sistema che tassa coloro che rifiutano di sterilizzare il proprio cane e poi magari gettano nel nostro rifugio scatole piene di cuccioli. Ma le tasse sono impopolari, e nessun sindaco vuole crearne di nuove. Più semplice uccidere i cani piuttosto che tassare i propri elettori.

Una situazione tanto degradata per quanto riguarda gli animali, di solito è anche un indice di analoga situazione riguardante l’ambiente: è così anche per la Romania?
Assolutamente si. Purtroppo l'incultura e la mancata alfabetizzazione di parte della popolazione fanno sì che l'immondizia sia un corollario onnipresente nelle città romene. Non solo: le discariche hanno una funzione di "ammortizzatore sociale" e vengono lasciate aperte ed accessibili a tutti, per consentire la raccolta di metalli e plastica ai più poveri tra i poveri. Ciò significa che le discariche sono costantemente popolate - oltre che da branchi di cani randagi - da famiglie con bambini, che ne respirano i miasmi ed entrano a contatto con sostanze pericolosissime. In discarica, nell'area dove operiamo, finiscono rifiuti di ogni genere, anche tossici.

Quali sono i risultati che fino ad ora avete ottenuto?
Sono risultati importanti se si pensa che 7 anni fa questo progetto è partito da zero: 2 città hanno fermato il massacro. Abbiamo sterilizzato oltre 11.700 animali e svolto migliaia di interventi di pronto soccorso. Abbiamo consentito a 2700 di cani di essere adottati da famiglie italiane, olandesi e svedesi. Alcuni di loro stavano per essere soppressi nei canili pubblici, altri erano condannati a morte per strada, malati o denutriti. Infine, abbiamo dato lavoro a 30 persone che altrimenti sarebbero emigrate o avrebbero lavorato sottopagate in un contesto meno stimolante e internazionale.

In questi anni chi vi ha aiutato?
Il Commissario Europeo Franco Frattini ci è stato vicino e ci ha sostenuto in più occasioni, soprattutto tramite l'Ambasciata Italiana a Bucarest. Tante associazioni italiane, oltre ai partners stranieri Hundhjalpen (Svezia), Hemlosa Hundarns Vanner (Finlandia) e Dogs Adoptions NL (Olanda) si sono unite al progetto aiutandoci a trovare famiglie di fiducia per i nostri protetti. L'Unisvet, l'associazione presieduta dal Dottor Andrea Dorcaratto, ha inviato in Romania equipe di medici per intensificare le nostre attività.

Cosa ti spinge a continuare?
La passione inesauribile per gli animali e la gioia profonda di poter regalare a molti di loro una vita che sembrava persa. E la convinzione che ciascuno di noi possa cambiare un angolo di questo mondo così pieno di sofferenza.

Diverse volte immagino ti abbiano contestato che esistono nel mondo problemi più gravi del randagismo. Cosa risponderesti a queste persone?
Credo che tutti i problemi abbiano diritto ad avere qualcuno che si occupi della loro risoluzione, soprattutto quando riguardano la sofferenza tangibile di milioni di creature. Possiamo discutere a lungo sul posto che tali creature occupano in una gerarchia di valori, e ciascuno ovviamente darà la sua risposta. Ma su una cosa non si può che essere tutti d'accordo: la sofferenza e il dolore sono sempre e comunque MALE, e in quanto tale vanno combattute. C'è chi le combatte negli ospedali in Afghanistan o nei campi profughi in Sudan. C'è chi sceglie le province desolate della Romania e i suoi animali maltrattati e sofferenti. L'importante è lottare contro il Male in tutte le sue forme, a seconda della propria vocazione. Non importa dove e come.
La cosa davvero inaccettabile è una vita di indifferenza, all'insegna del puro egoismo, di coloro che non sanno guardare aldilà del proprio personale benessere. Questo sì, dovrebbe scandalizzare. Non l'impegno per gli animali o per l'ambiente.

Però il problema del randagismo esiste anche in Italia, perché andare fino in Romania?
Questa domanda non ha un'unica risposta, ma una serie di risposte.
In primo luogo credo che confrontare il fenomeno del randagismo romeno con quello italiano sia un po' come paragonare isolati fenomeni di terrorismo ad una guerra. In Italia, nel sud, ci sono situazioni gravi, ma non si può certo dire che in tutto il nostro paese vi sia un randagismo endemico e fuori controllo. Lo dimostra il fatto che la rabbia sia stata debellata, mentre in Romania è ben presente. Inoltre confrontiamo un paese come il nostro, ricchissimo di volontariato, ad un paese dove il volontariato è pressoché inesistente. STD è una delle 3 associazioni internazionali presenti in Romania con progetti rilevanti. L'associazionismo romeno muove ora i primi difficili passi. Vogliamo paragonare questa situazione alle migliaia di associazioni animaliste italiane che gestiscono rifugi da Torino a Palermo? Infine: in Italia, dal 1991 c'è una legge che, pur con i suoi limiti, tutela i randagi e non li condanna a morte. Conosciamo le distorsioni della 281 ma comunque i cani hanno diritto a vivere. In Romania sono condannati a morte, nonostante la legge del 2001 sia stata modificata sulla carta, ma nella sostanza non è cambiato nulla.
Da ultimo: la vita mi ha portato in Romania. Altre persone sono state "portate" in altri paesi e lì hanno sentito di doversi impegnare. Forse è sbagliato fare classifiche di questo genere, perché l'esistenza di ciascuno di noi segue percorsi imperscrutabili. L'importante è non restare insensibili di fronte al grido di dolore che arriva da un luogo, ovunque esso sia e da chiunque esso provenga.

Le persone che volessero aiutare l’associazione come potrebbero fare?
Possono darci il loro sostegno finanziario che, anche piccolo, ci consente di fare molto in Romania. Il conto corrente postale di Save the Dogs onlus è il 62998497. Con 10 euro al mese inoltre è possibile adottare a distanza uno dei nostri cani. Invitiamo inoltre i sostenitori a regalarci i punti Mille Miglia o Star Alliance, per consentire ai nostri volontari di viaggiare gratis. Maggiori informazioni si possono avere contattandoci all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Tra tante storie dolorose, ne puoi raccontare una a lieto fine o particolarmente significativa?
Claudio, un cucciolo investito da un'auto nel 2003, quando la nostra clinica era poco più di una casa diroccata senza nessuna attrezzatura. Gli venne amputata malamente una zampa da un veterinario di una grande città. Dopo l'intervento si ammalò e per settimane rimase tra la vita e la morte, guardandoci con occhi imploranti che chiedevano solo di vivere.
Due anni dopo Claudio è atterrato insieme a me a Stoccolma dove lo aspettava, commossa ed emozionata, la sua nuova padrona. Da quel giorno ho dimenticato la foto del cucciolo sotto flebo con un occhio ferito e senza una zampa: ora vedo solo quella di Claudio che viene abbracciato da un bimbo biondo, avvolto in un cappottino svedese, lontano dalla Romania e finalmente felice.

Ognuno può condizionare la sua vita con le proprie scelte, credo che ciò valga sia per gli esseri umani che per gli animali. Tuttavia esistono anche eventi casuali, fortunati o sfortunati, che possono cambiare radicalmente il corso della vita ed aprire possibilità impreviste o, al contrario, chiudere ogni porta.
Moltissimi cani in Romania hanno terminato la loro vita nel momento in cui hanno incrociato sulla loro strada una persona che, per pochi soldi e nessuno scrupolo, li ha ammazzati. Molti altri cani, al contrario, hanno iniziato a vivere incrociando un angelo di nome Sara.
 


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