| "1.000 MWp? Si fa prima a farli con il fotovoltaico" |
| Francesco Ranci |
Intervista all'ing. Paolo Rocco Viscontini di Francesco Ranci (quotidianoenergia.it)Da quanto tempo si occupa di fotovoltaico? Nel 1992, in una missione in Messico, ho visto il primo impianto fotovoltaico. Era per l'alimentazione di un telefono in una zona remota. Tornato a Pavia, dove studiavo da ingegnere elettronico, ho chiesto di fare la tesi di laurea su questo argomento. Non è stato facile discuterla in sede di laurea. Inizialmente mi consideravano un ambientalista estremista, ma le considerazioni tecniche che portai convinsero la commissione e andò molto bene. Forse soltanto oggi, girando l'Italia e il mondo, mi rendo pienamente conto di quanto sia valsa la pena insistere su questo tema. Dopo i circa 80 MWp installati nel 2007 e i 330 MWp aggiunti nel 2008, nel 2009 l'Italia pare abbia aggiunto oltre 500 MWp e raggiunto così i 900-1000 MWp di fotovoltaico. Quanto sono precisi e affidabili questi numeri, dal suo punto di vista? I dati sulle connessioni possono essere considerati validi 3 mesi dopo la pubbicazione sul sito, poichè il GSE necessita di un po' di tempo per l'inserimento dei numeri relativi alle pratiche in arrivo. Penso che col tempo questo lavoro si velocizzerà. In generale, il dato del 2009 potrebbe ancora cambiare in modo sensibile in considerazione delle pratiche di dicembre da inserire nel contatore, che sono sicuramente state molto numerose. Il contributo dei campi fotovoltaici è stato finora modesto ma è in aumento e potrebbe diventare trainante in futuro. Cosa possiamo aspettarci nei prossimi anni, in termini di crescita del parco fotovoltaico italiano? Penso che la quota percentuale del fabbisogno elettrico nazionale garantita dal fotovoltaico crescerà in modo sensibile nei prossimi anni. Non si deve pensare che in 2-3 anni il contributo diventerà significativo, ma occorre pazientare 5-10 anni; che non sono un lungo periodo nella storia dell'energia. Il fotovoltaico ha un enorme potenziale di sviluppo, sia sui tetti che sui terreni. In entrambi i casi si parla di generazione elettrica distribuita. Nel caso dei terreni, a mio avviso, è opportuno definire delle regole affinchè ogni comune punti a consentire la realizzazione di centrali a terra che occupino una percentuale da stabilire, dei terreni disponibili, in modo da agevolarne le realizzazioni in tempi brevi e nel rispetto del territorio. In numeri, è possibile arrivare a circa 15-20 mila MWp entro il 2020. Quanto può reggere l'attuale rete di distribuzione allo sviluppo ulteriore del fotovoltaico? La rete di trasmissione elettrica nazionale deve essere potenziata, visto lo squilibrio esistente tra Nord e Sud. Inotre è evidente che il Sud ha un potenziale di sviluppo del fotovoltaico superiore al Nord d'Italia, per ovvi motivi di irraggiamento. L'ideale è però sviluppare il fotovoltaico secondo una logica di vicinanza alle utenze, puntando a realizzazioni di maggiore potenza in prossimità dei carichi elettrici più significativi. Ci vorrebbe proprio un piano di sviluppo a più ampio respiro. 1.000 MWp di fotovoltaico in pochi anni si possono fare, mentre con il nucleare o altre fonti no. Però va tenuto presente che con il fotovoltaico 1.000 MWp fanno solo 1.500 ore l'anno. Anche se sono ore ben posizionate nella curva dei consumi, il disavanzo rimane. Vediamo i numeri: considerando una produzione di 1.350 Kwh per anno e un fabbisogno elettrico nazionale di 350 milioni di kwh; per avere l'1% di copertura garantito dal fotovoltaico occorrono circa 2.600 MWp, a cui si arriverà verso la metà del 2011. Con 25.000 MWp, raggiungibili a mio avviso entro il 2020 e il 2025, si coprirà quindi il 10% circa del fabbisogno italiano (ipotizzando chiaramente un mantenimento dei consumi energetici, che deve essere un obiettivo da perseguire, visti gli ampi margini esistenti sul fronte dei risparmi energetici). Numeri ancora maggiori in tempi anche inferiori si potranno raggiungere nel momento in cui si decidesse di accelerare il processo di crescita del fotovoltaico. E, quanto sopra, senza particolari impatti sul territorio e problemi di accettazione delle comunità locali che, come ben sappiamo, creeranno non pochi problemi al nucleare.Non c'è bisogno di militarizzare delle aree per consentire la costruzione degli impianti fotovoltaici. Ricordo infine che il primo kwh da fonte nucleare, nel caso in cui si procedesse alla costruzione delle centrali (che reputo molto difficile), arriverebbe intorno al 2020...e poi, perchè perdere tempo con una fonte che genera giganteschi problemi con le comunità locali, quando esistono valide e concrete alternative? Secondo la maggior parte delle analisi che circolano, inoltre, il fotovoltaico è e resterà molto più costoso del nucleare. Il costo del fotovoltaico è calato del 50% in un anno e mezzo. Non significa che un simile trend di riduzione sarà confermato nei prossimi anni con la stessa velocità ma è certo che i costi si ridurranno ancora. Di contro, il costo dell'energia elettrica da fonte nucleare è aumentato per l'incremento dei costi dell'uranio, e comunque i calcoli dei costi del nucleare non considerano mai i costi reali di smaltimento delle scorie. Non si può pensare al nucleare come ad una soluzione dalla dipendenza dall'estero visto che si creerebbe comunque un'altra dipendenza; questa volta dai paesi produttori di uranio. Certo, in una logica di controllo dei governi dei paesi produttori, come avviene oggi in più casi, tutto è possibile, ma è una logica che non mi sento proprio di accettare. Qual è la sua opinione sulla sostanziale complementarietà di fotovoltaico (peak load) e nucleare (base load)? Insisto: l'opzione nucleare è un errore enorme. E' una scelta che non riesce neppure ad essere giustificata adeguatamente da chi la sostiene. E' ormai una posizione puramente idologica, vista la sua totale irrazionalità; che viene portata avanti in quanto utile politicamente. Con un'errata, astuta informazione purtroppo si è riusciti ad inculcare nella testa di molte persone che nucleare significa progresso e risparmio, ma sempre senza fondate motivazioni tecniche ed economiche. Quanti sanno, ad esempio che molte centrali nucleari francesi d'estate vanno al minimo (nonostante il picco di domanda) per la mancanza di acqua per il raffreddamento? E anche i francesi devono importare energia elettrica, principalmente dalla Germania. Il miglior base load è rappresentato da centrali tradizionali, adeguatamente ammodernate per migliori rendimenti e minime emissioni. E non dimentichiamoci dell'enorme potenzialità dell'eolico, soprattutto off shore, che è tipicamente complementare con il fotovoltaico (produzione notturna e invernale superiore a quella diurna ed estiva, tipica invece del fotovoltaico). Guardando al resto del mondo, pare che quello italiano sia attualmente fra i primi mercati, per dimensioni. Spagna e Germania iniziano a segnare il passo mentre Cina e Usa, Francia e India e forse altri, danno segnali di crescita. Posizioniamo l'Italia nel 2010 e 2020? Nel 2010 l'Italia sarà senz'altro tra i top 3. La Spagna ha adottato una legge che ha rallentato lo sviluppo avviato in modo repentino con i 2,5 GWp del 2008, creando non pochi problemi alle aziende del settore. Spero che il conto energia che avremo nel 2011 seguirà le raccomandazioni del GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) e delle altre associazioni di settore, per poter contare su un rapido sviluppo del fotovoltaico che, ricordo, garantisce la distribuzione non solo della generazione elettrica ma anche dell'occupazione, visto il coinvolgimento sul territorio di produttori, distributori, grossisti, installatori, commerciali, progettisiti e molte altre figure professionali coinvolte nell'indotto. Se si conferma l'attuale positivo contesto normativo, possiamo auspicare una posizione di leadership - tra i primi 3 paesi del mondo - anche nel 2020. Tornando al presente: di recente l'Autorità ha multato Enel-distribuzione per i ritardi nell'allacciamento degli impianti alla rete, riscontrando però un netto miglioramento delle prestazioni. Concorda? In tutta onestà, l'esperienza di Enerpoint con gli uffici locali Enel coinvolti nelle connessioni, non è critica, avendo riscontrato sempre una positiva, efficace e professionale collaborazione. Certo, nostri clienti installatori hanno evidenziato delle difficoltà, ma penso che nel futuro saranno sempre più rare, forse anche grazie al forte segnale arrivato dall'AEEG con la recente multa per i ritardi nelle connessioni. Aggiungo però che l'Autorità garante della concorrenza deve risolvere l'evidente conflitto d'interessi generato da un altrettanto evidente incompatibilità di ruoli: Enel è sia produttore di energia operante in un mercato concorrenziale, che ente da cui dipende la connessione degli impianti dei produttori concorrenti. Non è accettabile. |
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