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Plastica: un vero disastro
dalla redazione   
Effetti della plasticaIl sacchetto di plastica è tra i rifiuti più comunemente dispersi nell'ambiente e provoca danni gravissimi. Qui riportiamo una raccolta di dati reperiti da più fonti. Vedremo come tutta la plastica in generale, e non solamente i sacchetti, costituisca una minaccia reale per l'ambiente marino e non solo.

ALCUNI DATI SULLA PLASTICA
La produzione di plastica assorbe l'8% della produzione mondiale di petrolio. Al ritmo di crescita attuale, il mondo produce 200 milioni di tonnellate di plastica all'anno di cui solamente il 3% viene riciclato; in altre parole il 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riciclata. La produzione mondiale della plastica sta crescendo al ritmo del 3,5% l'anno e questo significa che ogni 20 anni la quantità di plastica prodotta raddoppia.
Di questi 200 milioni di tonnellate di plastica prodotte annualmente, circa la metà viene usata per articoli monouso o imballaggi che vengono buttati entro l'anno.
I relativi detriti si accumulano nell'ambiente e il problema è in rapida crescita.

L’INQUINAMENTO DA PLASTICA NEI MARI E NELLE COSTE
Circa i 4/5 del rifiuto in mare arriva da terra sospinto dal vento o trascinato da scarichi d'acqua e fiumi. Solamente il 20% proviene da rifiuti dispersi direttamente in mare dalle navi. Quasi il 90% del rifiuto galleggiante in mare è costituito da plastica.
Si stima che sia finito in mare il 5% di tutta la plastica prodotta dagli anni 50 in poi.
Nel giugno del 2006 un rapporto elaborato all'interno di un programma di salvaguardia ambientale delle Nazione Unite ha stimato in circa 20.000 unità i detriti più o meno grandi presenti in 1 Km quadrato di superficie marina. In alcune aree maggiormente compromesse la quantità di unità in detriti presenti superava i 400.000 pezzi per Km quadrato.
Le spiagge inglesi contengono una media di 2000 pezzi di detrito plastico per ogni chilometro, considerando in questo conteggio pezzi di una certa grandezza. La quantità di piccole parti di plastica presente sulle spiagge in un metro quadro può variare da 10 a 100 pezzi presenti nelle aree maggiormente inquinate.
In Inghilterra l'ente nazionale per la protezione del mare, The Marine Conservation Society che promuove campagne di pulizia di spiagge e coste, ha rilevato rispetto alle prime ricerche effettuate nel 1994 un aumento del rifiuto plastico pari al 126%.
Negli ultimi 10 anni la quantità delle bottiglie di plastica abbandonata è aumentata del 67%, quella dei sacchetti di plastica del 54% e quella dei mozziconi di sigaretta del 44% (non biodegradabili poiché contengono acetato di cellulosa).

EFFETTI SULLA FAUNA MARINA
A livello mondiale sono almeno 143 le specie marine che sono rimaste vittime di entanglement (quando gli animali rimangono imbrigliati in sacchetti, reti o altri rifiuti plastici e finiscono per morire di fame, soffocamento o annegamento) con la quasi totalità delle specie di tartarughe marine che inghiottono i sacchetti scambiandoli per meduse, la loro preda principale. Le specie che inghiottono plastica sono stimate in 177 di cui il 95% è costituito da uccelli marini. Trattandosi di plastica ciò che ha causato la morte dell'animale torna libero di fare altri danni una volta che l'organismo si è decomposto.
E' stimato che:
- 1 milione di uccelli marini muoia strozzato o a causa dell'ingestione di plastica proveniente da rifiuti urbani o reti da pesca dismesse e abbandonate;
- oltre 100.000 tra mammiferi marini e tartarughe subiscono la stessa sorte.

Nello stomaco di un albatros

Quello che ad un primo sguardo potrebbe sembrare un mosaico è il contenuto estratto dallo stomaco di un albatros, spazzolino incluso. La foto è di Rebecca Hosking.
L'opinione pubblica spesso si chiede qual è il rifiuto plastico più dannoso o più massicciamente presente nell'ambiente; se si tratta del sacchetto o reti da pesca o del pericolosissimo imballaggio plastico a sei anelli che tiene insieme le confezioni di lattine.
La risposta è che tutta la plastica è dannosa a causa della sua indistruttibilità e permanenza quando dispersa nell’ambiente. Non essendo biodegradabile non si dissolve ma si frantuma molto lentamente in parti sempre più piccole.
Frantumandosi raggiunge formati sempre più minuti così da poter essere ingerita da ogni organismo che abita gli oceani passando dai minuscoli crostacei Krill o salpe che costituiscono lo zooplancton per arrivare sino alla balena.
Charles Moore fondatore e ricercatore di Algalita Marine Research Foundation effettua un primo studio nel 1999 prelevando campioni di acqua a vari livelli di profondità e analizzandone il contenuto in laboratorio. La quantità di queste microparticelle plastiche superava la percentuale di zoo plancton presente in acqua mediamente in un rapporto di 6 a 1 e di 30 a 1 (30 volte più plastica) in aree più compromesse. Successivi rilevamenti effettuati nel 2007 riscontrano che la percentuale di plastica si è quintuplicata. Studiosi di Algalita e di altre associazioni di ricerca marina sono arrivati sulla base dei loro studi scientifici alla convinzione, che la plastica potrebbe aumentare del 100% ogni tre anni. Purtroppo l'incremento annuale degli ultimi anni fa temere che questa previsione sia IN DIFETTO.

La plastica in mare agisce come una spugna attirando tutte quelle sostanze chimiche idrorepellenti, come quelle raggruppate nella categoria chiamata inquinanti organici persistenti POP (acronimo di Persistent Organic Pollutants) (vedi) ma anche metalli pesanti come mercurio, zinco e piombo che vengono assorbiti dalla superficie dei detriti plastici in concentrazioni fino ad un milione di volte superiori a quella contenuta nell’acqua marina.
Per citare alcune tra le sostanze appartenenti alla categoria degli inquinanti organici persistenti troviamo: il Diclorodifeniltricloroetano DDT (vedi); i Bifenili Policlorurati PBC (vedi); il Dichlorodiphenyldichloroethylene DDE (vedi). Diossine, rilasciate da numerose sorgenti di natura industriale, compresi gli inceneritori e dall'industria chimica del cloro e dei suoi derivati.
Ritardanti di fiamma costituiti da Bromo, utilizzati in molti prodotti, particolarmente in componenti elettroniche quali i computer.
Tributilstagno (TBT), un pesticida componente delle vernici antivegetative impiegato nell’industria navale.
Paraffine clorurate, utilizzate come ritardanti di fiamma e lubrificanti industriali.
Lindano (g -HCH), un pesticida organoclorurato.
Queste sostanze chimiche finite in mare nel corso degli anni sono contaminanti molto resistenti alla decomposizione, che impiegano decine di anni prima di decadere e con evidenti proprietà tossiche.
Altre sostanze dannose per la nostra salute sono gli ftalati, additivi chimici impiegati nella lavorazione della plastica per produrre pellicole, giocattoli o oggetti in PVC. Esperti statunitensi hanno stimato che i bambini da 0 a 3 anni assorbono attraverso ciucciotti, massaggia-gengive e giocattoli di plastica da 62 a 665 mg di ftalati.
Definiti con le sigle Dehp, Dinp, e Bbp sono i più abbondanti composti chimici creati all'uomo che finiscono nell'ambiente.
E' stato dimostrato che questi contaminanti possono migrare nei cibi, specialmente quelli grassi o contenenti alcool. Con il passare degli anni si accumulano nei tessuti degli organismi viventi, alterandone il sistema ormonale, causando tumori, danni a fegato e reni, disfunzioni del sistema riproduttivo e alterazioni del sistema immunitario e ormonale.
Tutte queste sostanze chiamate "distruttori endocrini" colpiscono in gruppo; dall'ambiente risalgono la catena alimentare fino all'uomo e, nei cibi, si miscelano in un cocktail velenoso per l'equilibrio ormonale che può provocare seri danni durante lo sviluppo embrionale e nei primi anni di vita del bambino con conseguenze sul sistema riproduttivo, difese immunitarie e sistema nervoso.

Referenze
Waste on Line
Charles Moore, Algalita
Greenpeace Ocean defenders
mindfully.org,
Dr Richard Thompson, Marine Ecologist, University of Plymouth.
UNEP
MCS, The Marine Conservation Society
Seabirds ref, Alterra /Save the North Sea/North Pacific University of Victoria BC, Canada
DNR
Atlantic States Marine Fisheries Commission
Ebbesmeyer, C.
www.portalasporta.it
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