L’eolico tradizionale si sta evolvendo giorno dopo giorno e pensare, per così dire, fuori dagli schemi, può essere la soluzione migliore ai problemi legati alla massima efficienza delle turbine (fissata a 59.3% secondo la legge di Betz), ai limiti di cut-in e cut-off, agli enormi costi di investimento per l’eolico off-shore e, infine, cosa da non sottovalutare poiché tra i parametri della valutazione d’impatto ambientale, i problemi legati alla deturpazione del paesaggio o al rumore.

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Per quanto riguarda l’efficienza delle turbine sono tante le innovazioni che hanno fatto clamore e hanno suscitato curiosità nell’ultimo periodo.

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Curiosità dal Mondo riguardo l’Energia Eolica

I leader dell’innovazione, sono protagonisti della ricerca nelle “turbine volanti”. Come la Wing 7 Airborne Wind Turbine prodotta da Makani, soprannominato “Energy Kite” (letteralmente “aquilone di energia”), che è capace di mantenersi in volo sfruttando le correnti, offrendo contemporaneamente di produrre circa 20 kW con venti di almeno 10 m/s. Un’altra invenzione è il BAT della compagnia Altaeros: il “pipistrello” è un dirigibile pieno di elio, cavo al suo interno e dotato di pale eoliche che sfruttano l’energia del vento. Questo raggiunge altezze operative di 600m ed è sviluppato per operare a venti ad alte velocità e soprattutto persistenti. Può essere utilizzato anche per le telecomunicazioni, in quanto più alto di una torre radio.

Nel campo del mini e micro-eolico si fanno passi da gigante nello sfruttamento dei venti a bassa intensità: abbiamo già parlato in altri articoli delle compagnie italiane come Pramac, ma dall’Inghilterra arriva un’altra innovazione, la turbina Wind Harvester, in fase di sviluppo.

A forma di mulino ad acqua, questa invenzione cerca di sfruttare non solo i venti di bassa intensità ma anche i moti continui e perpetui, e si sta dimostrando anche in grado di rispondere a raffiche di più elevata intensità.

Per quanto riguarda il “pensare fuori dagli schemi” Windstalk del laboratorio DNA di NYC (famoso per numerosi progetti legati all’ambiente), ispirato dai movimenti dei campi di grano, non utilizza rotori, ma steli molto lunghi, connessi a un generatore che sfrutta il movimento rotatorio e la torsione: i pali sono composti da una serie di dischi in ceramica piezoelettrica. Gli elettrodi sono connessi tra loro attraverso cavi che percorrono l’intera lunghezza di un ciascun palo. In questo modo, si crea una grande colonna, che produce energia attraverso il movimento dei pali stessi. Quando il palo viene mosso dal vento, la pila di dischi piezoelettrici genera corrente.

Per quanto riguarda l’eolico offshore ci sono diverse innovazioni che stanno scendendo pian piano facendosi strada nel campo della ricerca e del mercato.

Dall’università di Kyushu arriva l’idea per delle Wind Lenses (“lenti del vento”). In questa nuova invenzione le pale non sono connesse a un rotore e a un albero, ma, bensì, ad un anello esterno che dovrebbe contenerne sei, molto lunghe: l’anello esterno permette una migliore incanalatura del flusso d’aria, specialmente off-shore dove i venti sono più costanti, questo aumenterebbe nettamente l’efficienza, diminuendo i costi, in quanto le “lenti” sarebbero più facilmente trasportabili e installabili.

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Si stima che fisicamente possano essere in grado questi impianti (malgrado abbiano velocità di cut-in maggiori) di produrre più efficientemente dei classici generatori.

Una tecnologia che potrebbe rappresentare uno sviluppo interessante anche in previsione del sempre crescente successo dell’eolico offshore è quella della cosiddetta “Green Power Island”. Si tratta di un sistema integrato di “stoccaggio” dell’energia, da utilizzare affiancando l’eolico all’idroelettrico.

Nei momenti in cui la richiesta energetica è ridotta, la produzione in eccesso viene utilizzata per innalzare le acque e portarle attraverso un sistema di tubature dal serbatoio di partenza a un livello di altezza superiore.

Quando e qualora poi dovesse presentarsi una maggiore necessità di elettricità il rilascio di questa riserva idrica in direzione opposta verrebbe utilizzato per garantire la soddisfazione del cresciuto fabbisogno di energia.

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Giorgia

Author Giorgia

Di Torino, studio Ingegneria Energetica al Politecnico. Ansiosa e frenetica, amo scrivere e amo cercare nuove idee e soluzioni per provare ad amalgamare al meglio la nostra società con la natura che ci circonda.

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