Esistono due tipi di riscaldamento domestico: uno è quello chiamato “autonomo” e l’altro è quello “centralizzato”. La differenza tra i due riguarda il fatto che il primo è l’unico che può essere regolato a proprio piacimento.

Il secondo invece, nonostante negli ultimi hanno abbia introdotto delle modifiche che hanno permesso a chi lo possiede di regolarlo, rimane sempre meno personalizzabile rispetto all’altro.

Entrambe le tipologie di riscaldamento presentano fattori positivi e negativi, e per questo motivo, ci sono situazioni in cui può essere più vantaggioso l’uno, e altre in cui può esserlo l’altro. In ogni caso, sembrerebbe che la maggior parte delle persone ritieni più utile quello autonomo.

Riscaldamento autonomo: tutte le caratteristiche

riscaldamento autonomo

Il riscaldamento autonomo sembrerebbe essere la tipologia preferita di riscaldamento domestico. Precisamente si tratta di un tipo di impianto il cui costo è completamente a carico del proprietario della casa.

Questo è dovuto al fatto che il suo funzionamento non dipende da altre abitazioni e non è collegato agli impianti degli altri. Insomma, non si tratta di un tipo di riscaldamento “unico”, valido per un’intera palazzina o edificio, come lo è invece quello centralizzato.

Il vantaggio del riscaldamento autonomo è la possibilità di regolarlo a proprio piacimento. Questo significa che c’è ’a possibilità di accenderlo e spegnerlo quando lo si vuole, abbassare la sua temperatura o alzarla. Nonostante le spese siano a carico del padrone di casa, ciò non toglie la possibilità di non utilizzarlo mai, o di utilizzarlo tutti i giorni, o solo in periodi dell’anno.

Chi abita in quell’appartamento potrà decidere addirittura di accenderlo in mesi in cui la temperatura è primaverile, se sente freddo. Tutto ciò non può avvenire con quello centralizzato, che rispetterà orari di accensione e di spegnimento uguali per tutti i condomini.

Esistono anche alcuni obblighi riguardanti il riscaldamento autonomo, come quello della manutenzione periodica e del relativo controllo. Quest’ultimo è molto importante ai fini della sicurezza dell’abitazione ed anche dei suoi inquilini.

Forse uno degli svantaggi potrebbe essere il fatto che anche in caso di guasto, le spese ricadrebbero sempre sul proprietario dell’abitazione.

L’impianto di questo tipo di riscaldamento è formato da un corpo principale chiamato “caldaia”, che può essere di vari tipi. Tra questi vi può essere quella murale a camera stagna o a camera aperta, oppure quella a condensazione o quella a gas metano, a GPL, legna ecc…

Riscaldamento centralizzato: tutte le info utili

Riscaldamento centralizzato

Le differenze tra il riscaldamento autonomo e quello centralizzato sono notevoli. Nel secondo ad esempio, la caldaia è unica per l’intero edificio, e di solito si trova nel piano terra, in qualche cantina o apposito reparto.

Il funzionamento di questa tipologia di riscaldamento riguarda l’accensione e lo spegnimento della caldaia ad orari preimpostati e uguali per tutti i condòmini. Questo significa che i vari abitanti non potranno regolare a proprio piacimento il termostato o l’accensione.

Negli ultimi anni l’impianto centralizzato prevedeva pochissima libertà di regolazione. Oggi quest’ultima è leggermente cresciuta ed è stato concesso a chi possiede un tipo di riscaldamento simile, di gestire almeno in parte il funzionamento dei termosifoni presenti all’interno della propria abitazione.

La spesa sarà divisa tra i vari condòmini in base ai consumi energetici effettuati da ognuno. Negli ultimi anni infatti, per chi ha scelto il tipo centralizzato, sono previsti i cosiddetti “costi volontari” e “costi involontari”.

Questo significa che chi vorrà astenersi da questo riscaldamento condiviso, potrà farlo e pagare solo i consumi effettuati. Chiunque scelga questa modalità, sarà comunque sottoposto ai costi involontari, cioè alle spese per eventuali riparazioni extra, gestione dell’impianto e controlli vari per tutti gli abitanti del condominio.

In conclusione qual’è il riscaldamento più conveniente?

impianto-riscaldamento-scegliere-casa

Avendo analizzato entrambe le tipologie di riscaldamento domestico, si può dedurre che quello autonomo sia preferibile. Il suo vantaggio consiste proprio nell’indipendenza che lascia agli inquilini dell’appartamento: costoro possono accenderlo e spegnerlo quando vogliono, evitando consumi e sprechi di calore inutili, ed attuando anche un certo risparmio.

Possono inoltre scegliere il tipo di caldaia in modo autonomo, senza dover aspettare che venga espressa la volontà di tutti i condòmini, durante un’assemblea condominiale.

Stessa cosa vale per i controlli: questi e la relativa manutenzione potranno essere effettuati quando vuole il proprietario di casa e in base alle sue necessità.

A dimostrare che il riscaldamento autonomo sia quello che la maggior parte delle persone preferisce, è anche il fatto che quello centralizzato si sta adeguando sempre di più alla prima tipologia. Anni fa infatti non si poteva scegliere di “distaccarsi” dal centralizzato e pagare solo in base ai propri consumi. Questa modalità, in fondo, si avvicina di più al tipo autonomo.

Va comunque sottolineato il fatto che non sempre quello autonomo sarà il tipo di riscaldamento più vantaggioso. Per fare un esempio, nel caso dovesse servire utilizzare il riscaldamento per molte ore al giorno e all’interno di una famiglia numerosa, quello centralizzato potrebbe essere una soluzione più idonea rispetto all’altra tipologia. È bene quindi valutare con attenzione i propri bisogni e capire bene cosa possa essere più utile.

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