picco del petrolio

Il petrolio è il combustibile più importante che abbiamo per produrre energia. Il 33% di tutta l’energia primaria mondiale viene dal petrolio e circa il 65% di tutta l’energia utilizzata per i trasporti deriva da questa fonte fossile. Al momento non esiste nessun’alternativa al petrolio che sia altrettanto versatile, efficiente e a basso costo.

Essendo composto da catene di idrocarburi però, quando viene utilizzato rilascia delle particelle in atmosfera molto dannose per l’ambiente, tra cui principalmente l’anidride carbonica e il monossido di carbonio. Essendo un bene ritenuto fondamentale per la nostra società, il prezzo del petrolio influenza decisione geo-politiche di importanza rilevante, ed a sua volta è influenzato da fatti di finanza, da guerre e carestie.

Secondo quello che si legge sui giornali, gli aumenti dei prezzi sono sempre dovuti a fattori estemporanei come attentati, crisi politiche, eventi particolari, ma alcuni esperti sostengono possano essere collegati all’esaurimento della risorsa stessa.

Il petrolio convenzionale è quello estratto dai tradizionali giacimenti di greggio (rocce permeabili), ed è la categoria di petrolio che ha sostenuto sinora lo sviluppo globale. Ultimamente  parte della domanda è stata coperta con l’incremento di combustibili liquidi diversi dal petrolio convenzionale, come ad esempio il light tight oil estratto tramite fracking negli USA, i biocombustibili e il sincrude derivante dal trattamento delle sabbie bituminose. Tutte queste tipologie di combustibili sono molto più costosi da produrre, e un aumento dei prezzi potrebbe essere collegato anche a questo fattore.

Per quanto ancora potremmo contare sulle riserve di petrolio?

Chiaramente dipende dalla quantità che ne estraiamo ogni anno, ma possiamo affermare che se i consumi continueranno ai ritmi attuali, le riserve del nostro pianeta saranno sufficienti per i prossimi 70 anni. Le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il loro massimo storico verso la metà degli anni ’60. Da allora sono in declino ed è’ dal 1984 che si consuma più petrolio di quanto non se ne scopra.

Bisogna però chiedersi come varierà la produzione e l’utilizzo di petrolio negli anni a venire. Marion King Hubbert, geofisico statunitense che lavorava nei laboratori di ricerca della nota azienda petrolifera Shell, ipotizzò alla fine degli anni ’50, un modello matematico rappresentato per l’appunto dalla curva di Hubbert secondo il quale ci sono tre possibili sviluppi nella produzione del petrolio:

  1. Una crescita rapida seguita da un collasso immediato.
  2. Una produzione costante, seguita da un collasso altrettanto repentino.
  3. La produzione passa per un massimo (picco), dopodiché cala gradualmente.

Per il geofisico, la terza opzione è quella più corretta, è ha già avuto un riscontro per i pozzi petroliferi americani, poiché Hubbert prevedeva che la gaussiana sarebbe passata per un massimo tra il 1965 e il 1970. Un primo picco si è quindi già raggiunto, precisamente nel 1971,  e si prevede che il tight oil possa riportare tra qualche anno la produzione vicino al picco del 1971, ma NON a superarlo.

In cosa consiste il modello di Hubbert?

Il modello pensato da Hubbert è di facile intuizione. Inizialmente, è facile trovare i pozzi petroliferi più grandi, via via che questi si esauriscono, bisogna cercare e sfruttare pozzi piccoli, e questo costa più caro e infine si arriva ad un punto in cui i costi diventano talmente alti che la produzione comincia a diminuire.

peak oil

La curva prevede implicitamente anche l’andamento dell’economia, legata con un filo diretto alla produzione di petrolio: prima del picco (peak oil), l’offerta prevale sulla domanda, i prezzi sono bassi e l’economia gira bene; dopo il picco invece, la domanda prevale sull’offerta e quindi i prezzi sono volatili ed aumentano e c’è un aumento dell’incidenza della spesa per i combustibili.

C’è da dire però che sull’ammontare delle riserve di petrolio economicamente sfruttabili e sullo sfruttamento dei pozzi già scoperti non esistono stime precise e condivise, principalmente per la scarsa trasparenza in materia di molti dei più grandi paesi produttori, dove il petrolio è considerato una risorsa strategica.

Questo vuol dire che non possiamo affermare con certezza se abbiamo già vissuto il picco del petrolio o se questo evento deve ancora avvenire. Tuttavia, l’idea che sia finita l’epoca del petrolio a basso prezzo è oramai condivisa da tutti, fatta eccezione per qualche raro ottimista.

Ciò che bisogna però cercare di capire da tutte queste previsioni è che gli effetti saranno molto probabilmente catastrofici. E’ vero, potremo rimpiazzare, in parte, il petrolio con altri combustibili fossili, e già lo stiamo facendo. Ma, ad esempio, il picco del gas naturale si verificherà probabilmente solo pochi anni dopo quello del petrolio, e quello del carbone potrebbe essere più lontano, alcuni decenni, ma il carbone è anche il combustibile che genera più gas serra di tutti e il suo uso generalizzato potrebbe causare gravi danni al pianeta.

Si pone per cui la necessità di trovare sorgenti di energia che non siano soggette a esaurimento, ed è per questo che è ora di accrescere sempre più la coscienza ambientale nella nostra società, aumentando le installazioni di impianti a energia rinnovabile, in modo da non farci trovare impreparati nel caso di scenari relativi allo stop della produzione di combustibili fossili.

A proposito di Fabio

Studente di Ingegneria Energetica presso il Politecnico di Torino. Appassionato di tematiche ambientali, coglie sempre l'occasione per scambiare concetti e idee.