Auto in bamboo Ford: una rivoluzione ecologica a 4 ruote

Dopo le macchine a metano e le auto elettriche e ibride, sul mercato sembra spuntare all’orizzonte la prima auto in bamboo marchiata Ford.

La casa automobilistica nata nel 1903 e nota per essere stata la prima a introdurre la catena di montaggio all’interno dei suoi impianti, ora vuole di nuovo far parlare di sé con un progetto ecologico e sostenibile: la prima auto in fibra di bamboo.

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Già da anni la Ford utilizza bioplastiche derivate da materiali naturali ed ecosostenibili per l’interno degli abitacoli, in grado di limitare l’utilizzo di derivati del petrolio. Recentemente Ford ha anche annunciato l’inizio della sua collaborazione con Jose Cuervo, produttore di Tequila.

Questa bizzarra collaborazione consentirà a Ford di utilizzare i materiali di scarto dell’agave impiegati nella produzione della nota bevanda alcolica. Cambiamenti che servono a indicare la rotta ecologica tracciata dalla casa automobilistica statunitense, che vuole sperimentare nuove forme di innovazione tecnologica.

Auto in Bamboo, perché utilizzare proprio questo materiale?

Ford auto in bamboo

Il bamboo è una pianta straordinaria, già testata su vari ambiti. La versatilità di questo arbusto asiatico è incredibile, e si presta per la produzione di tessili, legno, fibre sintetiche e naturali.

Ford ha provato a testarlo in più situazioni di stress e resistenza all’urto, surriscaldandolo ad alte temperature e provandone l’elasticità.

Nel complesso è stato dichiarato come il bamboo riesca a rispondere meglio di molti altri metalli. Questo potrebbe renderlo una valida alternativa per il comparto automobilistico, soprattutto se combinato con altre materie bioplastiche.

Affermazioni confermate da Janet Yin, supervisore capo del reparto ingegneria dei materiali Ford, che dichiara: “Il bambù è incredibile. È vigoroso, flessibile, e totalmente rinnovabile”. Per questa ragione Ford sembra intenzionata a continuare gli esperimenti e i test per realizzare la prima auto in bamboo.

Auto in bamboo ford

Le auto in bamboo possono diminuire l’impatto ambientale automobilistico?

Le auto in bamboo Ford non sono ancora disponibili sul mercato, e non sappiamo nemmeno se e quando verranno messe in produzione.

In ogni caso la ricerca portata avanti da Ford può segnare un nuovo standard di efficienza e di ridotto impatto ambientale, spingendo anche altri noti Brand a fare lo stesso.

Le ricerche Ford sono iniziate nel Research & Engineering Centre di Nanjing, il centro di innovazione ingegneristica Ford all’interno della repubblica popolare Cinese. Proprio in questo territorio il bamboo è utilizzato da millenni. Questa pianta erbacea ha una crescita miracolosa (con picchi di 1 metro al giorno) e un utilizzo estremamente versatile.

Le fibre di bamboo sono perfette per ogni utilizzo, e Ford ha pensato di sfruttarle per produrre un nuovo materiale ecosostenibile, economico e ad alta resistenza. Non solo: il bamboo potrebbe porre un limite alla deforestazione, in quanto le piante si rigenerano con una velocità tale da non temere la concorrenza.

Un albero utilizzato per la fibra di cellulosa cresce in media di 1 metro l’anno, mentre il bamboo copre la stessa altezza in poco più di un giorno. Un altro motivo per adottare il bamboo è la sua capacità di assorbire anidride carbonica, immagazzinandola all’interno del fusto.

Questa sua caratteristica la rende una risorsa preziosa per la lotta ai cambiamenti climatici, e incentivare l’utilizzo di questa pianta potrebbe sostenere il pianeta in maniera concreta.

L’innovazione tecnologica delle auto in bamboo

Ford potrebbe fare la storia con un abitacolo in fibra di bamboo, utilizzando un materiale 100% naturale facilmente reperibile in natura e altamente rinnovabile.

Nei prossimi mesi scopriremo se il progetto è destinato a fallire o se, invece, è destinato a spiccare il volo.

L’importante è continuare a investire in maniera continua e costante su queste nuove tecnologie, per arrivare a una soluzione concreta e a basso costo in grado di sostituire completamente i materiali plastici derivati dal petrolio.

Silvia Marcellini

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