Noi italiani sappiamo fare bene un sacco di cose e una di queste è sicuramente bere: siamo tra i più grandi consumatori di acqua in bottiglia del mondo.

Si parla di più di 13 miliardi di litri all’anno, ossia più di 200 litri pro capite.

Il parco bottiglie, in stragrande maggioranza in plastica, è stimato pari a circa 11 miliardi di pezzi, a cui vanno aggiunte le bottiglie che non contengono acqua ma altre bibite, come le gassate, la birra, il latte ecc… per arrivare a superare i 15 miliardi di pezzi.

Una quantità di plastica insostenibile per il nostro pianeta, soprattutto se si considera che questo è il solo contributo italiano.

A tal proposito, il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva che prevede l’obbligo di produrre le nuove bottiglie in plastica con almeno il 25% di materiale riciclato entro il 2025 e almeno il 30% entro il 2030.

Ma, tornando a noi italiani, l’ISTAT ci ricorda che spendiamo circa 145 euro a famiglia ogni anno per l’acquisto di acqua in bottiglia. Tale dato va di pari passo con un’altra analisi ISTAT secondo la quale il 29% delle famiglie non si fida dell’acqua che sgorga dal proprio rubinetto.

Poca fiducia nel rubinetto? Che errore!

Ma il mito dell’acqua di rubinetto insalubre è in buona parte infondato.

Il Consorzio Acqua Potabile (CAP) ricorda che l’acqua dura è una fonte di minerali, come calcio e magnesio, che sono essenziali per la salute dell’uomo.

Diversi studi scientifici hanno, infatti, evidenziato che la durezza dell’acqua destinata all’uso umano è una caratteristica importante per la prevenzione dello sviluppo di diverse problematiche, come l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari.

Uno studio organizzato da Legambiente nel corso della Giornata Mondiale dell’Acqua ha dimostrato che in una prova alla cieca le persone non riescono a distinguere l’acqua imbottigliata da quella di rubinetto.

Un altro test di Legambiente in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca ha stabilito che l’acqua della rete idrica pubblica delle città di Genova, Venezia, Milano e Palermo ha una composizione chimica confrontabile rispettivamente all’acqua Panna, Rocchetta, Nepi e Claudia.

Insomma, il rubinetto può perfettamente sostituire la bottiglia.

Bottiglia VS Rubinetto: vince chi fa più informazione

La situazione sul campo è però tutt’altro che confortante.

Infatti, da un lato, le aziende investono milioni di euro in spot pubblicitari per vantare svariate caratteristiche salutistiche della propria acqua in bottiglia (scarsa presenza di sodio, alta percentuale di calcio, elevato reintegro di sali minerali, ecc…), che spesso sono anche incompatibili con le nostre necessità se si considera il bilancio nutrizionale giornaliero.

Dall’altra parte, troviamo i gestori degli acquedotti, i quali hanno rinunciato a ogni forma di comunicazione, non preoccupandosi di spiegare ai cittadini quanto sia pura e di qualità l’acqua che gli arriva direttamente e senza alcuno sforzo a casa. Per loro l’unica cosa importante è garantire l’approvvigionamento di questo bene primario.

Sarebbe, quindi, opportuno informarci nostra sponte sulla bontà dell’acqua che arriva nelle nostre abitazioni richiedendo le analisi chimico-fisiche realizzate dalla società che gestisce il sistema idrico pubblico del nostro comune.

Eppure, basta poco per ridurre la plastica

In questo quadro ben poco idilliaco, vi sono alcune proposte interessanti che stanno sempre più prendendo piede, considerato il costo trascurabile e il beneficio ottenibile:

  • Installazione nei luoghi pubblici (scuole, università, uffici, centri commerciali, ecc…) delle fontanelle dell’acqua o dei distributori di acqua in boccioni;
  • Distribuzione gratuita di borracce riutilizzabili da parte di aziende ai propri dipendenti e da parte delle scuole ai propri studenti;
  • Incentivazione al consumo di acqua in bottiglie di vetro;
  • Installazione nelle città delle “casette dell’acqua” dove potersi rifornire a costi irrisori;
  • Vendita nei supermercati di acqua imbottigliata localmente o a livello regionale per limitare l’inquinante trasporto su gomma;
  • Invitare i ristoratori a servire a tavola caraffe con acqua di rubinetto o microfiltrata (come avviene in altri paesi europei e non solo).

Le iniziative sul web

Per i più curiosi e attenti ai temi ecologi, consigliamo di visitare la piattaforma online WaterBattle di Culligan che ha messo a disposizione un “impact simulator” che, sulla base del consumo annuo di acqua in bottiglia di plastica, fornisce dati sull’uso di petrolio e sulle emissioni di CO2 che ne derivano.

Ad esempio, una famiglia di 4 persone che beve quotidianamente acqua in bottiglia, con un consumo di 2 litri al giorno a persona, produce in un anno ben 72 kg di plastica, una quantità che per essere prodotta richiede l’utilizzo di 137 kg di petrolio e comporta l’emissione di 242,1 kg di CO2.

Per sensibilizzare ulteriormente gli utenti sulla portata dell’emergenza plastica, la piattaforma integra anche un contatore che, in tempo reale, aggiorna i dati sul consumo delle bottiglie in plastica in Italia.

Infine, invitiamo a partecipare alla campagna #StopAcquaInBottiglia lanciata dal Water Grabbing Observatory per sensibilizzare il mondo del web sul tema dell’acqua in bottiglia: si chiede di pubblicare una foto con l’hashtag #StopAcquaInBottiglia, in cui si è ritratti con una borraccia o una bottiglia riutilizzabile, prendendo l’impegno di non bere più acqua in bottiglia, ove l’acqua del rubinetto sia potabile.

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